Domenica 15 maggio si è svolto un tour culturale-archeologico nella zona di Santa Palomba alla ricerca delle antiche vestigia della latinità e della storia più recente del nostro territorio,che è contraddistinto da una consistente sequenza di siti archeologici ed architettonici, testimoni di antiche origini. All’appuntamento della domenica mattina, si è formato un folto gruppo di persone, ben organizzate dall’attivissimo Paolo Ceccarelli, presidente del comitato di quartiere di Santa Palomba e da Giosuè Auletta, storico del territorio e, sicuramente, lo studioso più esperto delle origini della latinità di questi luoghi.
Prima tappa la grotta di Fauno, una cavità naturale poco profonda nella quale, in un laghetto sulfureo, risalgono le esalazioni gassose di origine vulcanica e che è citata da Virgilio nell’Eneide come il luogo dove il re Latino interpellava l’oracolo di suo padre Fauno. Successivamente il gruppo dei visitatori, provenienti da Roma, Acilia, Ostia, Pomezia ed Ardea, si è diretto verso Tor Maggiore, torre costruita sui resti della Domusculta nell’ottavo secolo, e che si trova in piena area industriale, a ridosso dei depositi di carburante dell’Agip.
Tor Maggiore è una delle torri più alte dell’agro romano e, a detta di molti, tra le più belle.La pianta è quadrata con un lato di 7,10 metri ed è costruita con tufetti regolari per un’altezza di 34 metri.
Purtroppo è a rischio crollo in quanto alcuni anni fa è stata colpita da un fulmine che ne ha pregiudicato la stabilità. Presenta vistosi e preoccupanti segni di cedimento, accentuati dagli agenti atmosferici, e necessita urgentemente di un intervento di recupero e messa in sicurezza. Si erge su un terreno di proprietà privata, vincolata dalla Sovrintendenza alle Belle Arti, ed è situata nel territorio del comune di Pomezia. Si auspica, come sollecitato in varie occasioni da comitati cittadini ed associazioni locali, un intervento in sinergia tra i vari enti cointeressati, per scongiurare un crollo che, altre alla perdita di un bene architettonico così importante, sarebbe portatore di un “mea culpa” collettivo senza possibilità di appello.
Proseguendo il giro siamo arrivati al casale di Tor Cerqueto, testimonianza di sovrapposizione architettonica di diverse epoche storiche, e la cui torre quadrata, alta 20 metri, permetteva con un’ampia visuale di controllare la viabilità per Ardea e la zona dove oggi sorge Pomezia. Poi lungo il percorso di ritorno da Tor Cerqueto, incrociamo la bellissima architettura di Torre Fausta, di recente costruzione, probabilmente dell’inizio del ventesimo secolo, realizzata a scopi idrici, come testimonia la grande vasca posta alla sua base. Infine, un salto a nord ovest, superando la via Ardeatina, per arrivare alla sorpresa del giorno: alle spalle di un capannone industriale troviamo, in un sito archeologico abbandonato, una antica strada romana, la “Via Sacra”, i cui scavi terminano in prossimità del parcheggio asfaltato di uno stabilimento che ne ha definitivamente seppellito il percorso, sacrificando il reperto archeologico agli interessi di chi ha deciso questa ignobile sepoltura. Si decanta tanto l’Italia come depositaria della maggior parte dei reperti storico-archeologici dell’intera umanità, polo attrattivo di un turismo internazionale affamato di storia antica, e non si ha nessuna remora a seppellire sotto tonnellate di asfalto una antica strada di epoca pre-romanica per la quale i giapponesi, (tanto per fare un esempio) pagherebbero fior di dollari solo per poterla vedere e fotografare.
E’ proprio vero, siamo il popolo delle occasioni buttate al vento, o meglio, sotterrate!
Dopo una sosta ristoratrice il gruppo si è scisso in due parti; una, con Giosuè Auletta, si è recata in visita al nuovo museo di Pratica di Mare, e l’altro gruppo si è incamminato verso villa Torre del Vescovo, edificata sui resti di una grande villa romana di età imperiale che comprende una chiesa di origine medioevale, ed il casale di Santa Palomba, sorto sui resti di una piscina romana lunga più di 70 metri.
La conclusione dell’escursione è sulle sponde del lago Albunea, misterioso ed affascinante, che incute una sorta di timore per le sue esalazioni chimiche, l’assenza di vita, di insetti, di vegetazione ed il colore rossiccio delle sue trasparenti acque.Il silenzio del luogo, rotto solo dalle bolle di risalita dei gas sulfurei nelle acque acide, increspate da una sottile brezza, ci consiglia di lasciare questo sito, testimone di antichi riti sacrificali, e di tornare, profondamente soddisfatti dell’esperienza vissuta, sulla via dei Castelli Romani, direzione casa. Mario Campo